Prodotto incluso nel Registro degli integratori del Ministero della Salute Italiana, codice 113222.
APPORTO INGREDIENTI PER 2 COMPRESSE: agente di carica: cellulosa microcristallina. Cordyceps sporoforo (Cordyceps sinensis (Berk.) Sacc.) estratto secco titolato al 40% in Polisaccaridi 350 mg (apporto in Polisaccaridi 140 mg), Agaricus sporoforo (Agaricus Blazei Murril) estratto secco titolato al 10% in Polisaccaridi 350 mg (apporto in Polisaccaridi 35 mg), Vitamina C (Acido L-Ascorbico) 80 mg (100% VNR*), Zinco solfato 66 mg (apporto in Zinco 15 mg – 150% VNR*), L-Glutatione 50 mg. Agenti antiagglomeranti: biossido di silicio, sali di magnesio degli acidi grassi. – *VNR: Valori Nutritivi di Riferimento.
SENZA GLUTINE – AMICO DEI VEGANI
IMMUNOSOL è un integratore alimentare a base di Cordyceps, Agaricus, Vitamina C, Zinco e Glutatione.
Il CORDYCEPS ha azione tonica, di sostegno metabolico e favorisce le naturali difese dell’organismo.
L’AGARICUS favorisce le naturali difese dell’organismo.
La VITAMINA C contribuisce alla normale funzione del sistema immunitario e alla protezione delle cellule dallo stress ossidativo.
Lo ZINCO contribuisce al normale metabolismo acido-base, alla normale fertilità, alla normale riproduzione e al mantenimento di normali livelli di testosterone nel sangue.
CONSIGLI D’USO: 1 o 2 compresse al giorno da deglutire con acqua.
AVVERTENZE: Tenere fuori dalla portata dei bambini al di sotto dei tre anni. Non superare la dose giornaliera consigliata. Il prodotto va utilizzato nell’ambito di una dieta variata ed equilibrata, ed uno stile di vita sano.
Disponibile nelle migliori Farmacie, Parafarmacie, Erboristerie.
[content_control roles=”webinar”]
Patologie:
Impotenza sessuale, sterilità. Sistema immunitario debole, riduzione delle funzioni immunologiche. Aterosclerosi, arteriosclerosi. Epatite C, cirrosi epatica. Iperglicemia. Dermatiti, prostatite, asma, bronchite cronica, TBC, aritmie, AIDS, degenerazione maculare, cecità notturna, acne, leucemia, morbo di Hodgkin.
Note:
Il CORDYCEPS SINENSIS (Caterpillar fungus) è un fungo che cresce nelle regioni montuose della Cina e del Tibet, caratterizzato dalla potente azione tonificante e ritenuto in grado di incrementare la resistenza fisica, l’energia mentale, il vigore sessuale e la longevità. La scoperta delle proprietà di questo fungo è da riportare agli antichi pastori tibetani di yak e capre, i quali, avendo notato un comportamento vigoroso delle loro bestie dopo il pascolo sulle grandi altitudini degli altipiani, ne hanno ricercato la causa, scoprendo che insieme alla comune erba, cresceva un’altro particolare “vegetale”, anch’esso brucato dalle loro bestie. Da quel momento cominciò la sperimentazione e la scoperta dei poteri medicinali del fungo. Si ritiene sia capace di migliorare le performance atletiche, aumentando la portata sistolica. Sono stati effettuati studi e sperimentazioni per dimostrarne gli effetti sulle prestazioni umane e si è scoperto che con l’assunzione di Cordyceps aumenta l’Adenosina trifosfato (ATP) a livello cellulare, molecola presente in tutti gli organismi viventi, per i quali rappresenta la principale forma di accumulo di energia immediatamente disponibile. Quando l’ATP perde un fosfato diventa Adenosina difosfato (ADP) e l’energia rilasciata dalla rottura del legame è subito disponibile per tutti quei processi dell’organismo che richiedono energia come la contrazione muscolare, gli impulsi nervosi, la sintesi delle proteine e le divisioni cellulari. Un aumento dell’ATP cellulare significa un aumento reale dell’energia, non come quello percepito dall’uso di stimolanti quali caffeina, efedrina e anfetamine. Con le anfetamine il cervello riceve informazioni alterate sulla disponibilità di energia da consumare, ma al suo esaurimento il corpo è costretto a ricorrere alle riserve. Il Cordyceps sinensis è un ottimo tonico della vita sessuale. È un tonico afrodisiaco, ma non da “one shot a time”, come le pastiglie blu, bensì come un farmaco che migliora stabilmente la vita sessuale aiutando la salute. Risultati lusinghieri sono stati osservati anche nel caso di disturbi erettili di origine vascolare. Negli ultimi anni i ricercatori hanno svolto innumerevoli ricerche per ampliare la conoscenza sugli effetti di questo fungo: gli si attribuisce una capacità protettiva a livello renale, di prevenire i danni prodotti da certi antibiotici e capacità protettiva sul sistema immunitario e sui disturbi epatici. Durante un importante convegno tenutosi a Roma, si sono incontrati cattedratici italiani e cinesi, alcuni dei quali esperti in agopuntura e nella cura con medicine tradizionali cinesi, come il Professor He Jialang, docente al Zhejiang Chinese Medical University e noto agopuntore anche in Italia. Jialang, insieme al noto immunologo italiano Professor Samuele Paparo, della seconda facoltà di Medicina de La Sapienza a Roma e ad altri due accademici cinesi, padre e figlio (Yueai Ke e Chuaiti Ke), dell’Institute of Medical Research dell’Università di San Diego in California e al professor Yong Sheng Fan della Zhejiang Medical Chinese University, hanno svolto ricerche sul fungo per dimostrarne le sorprendenti proprietà. Il Cordyceps sinensis ha ricevuto sempre maggiori attenzioni da parte dei chimici, dei biologi e dei medici. Questo fungo contiene cordycepiacido ed ergosterolo, componenti che, in combinazione, incrementano la funzionalità del sistema immunitario. Il segreto di questo fungo sta nell’essere in grado di bilanciare perfettamente i linfociti Th1 e Th2, molto importanti per le risposte immunitarie dell’organismo. Il Cordyceps è in grado di ridurre gli effetti negativi di innumerevoli malattie attraverso l’incremento dell’attività immunitaria rafforzando così la resistenza a batteri e virus. Svolge un’azione efficace nei casi di leucopenia e nei danni cellulari causati da radioterapia e chemioterapia. Aumenta la SOD (Superossido Dismutasi), enzima che elimina la forma radicale libera di O2 (superossido), dannosa e altamente reattiva. I batteri aerobici sono solitamente protetti dall’effetto letale del superossido da questo enzima. Il ruolo della Superossido Dismutasi (SOD) è di accelerare la dismutazione del radicale superossido tossico (O2), prodotto nei processi ossidativi, in perossido di idrogeno e ossigeno molecolare. Senza ossigeno non potremmo vivere, le nostre cellule usano l’ossigeno come accettore finale di elettroni nella respirazione, in questo modo riescono a ricavare molta più energia dal cibo di quanto farebbero in condizioni anaerobiche. L’ossigeno però è anche un elemento pericoloso, forme reattive dell’ossigeno come il radicale superossido (ossigeno con un elettrone in più) possono sfuggire agli enzimi della respirazione cellulare e provocare disastri nelle cellule. Il superossido può anche causare mutazioni nel DNA o attaccare gli enzimi che sintetizzano aminoacidi o altre molecole essenziali. Questo non è un pericolo trascurabile, una ricerca ha dimostrato che circa ogni 10 mila elettroni trasferiti lungo la catena respiratoria nelle cellule di Escherichia coli, tre elettroni finiscono per produrre superossido invece che seguire il loro normale percorso fino all’enzima che li trasferisce all’ossigeno per produrre acqua. Per evitare questa evenienza, la maggior parte delle cellule produce l’enzima Superossido Dismutasi (SOD) che trasforma il superossido in molecole meno pericolose (ossigeno e acqua ossigenata). Come si intuisce dal nome, l’enzima SOD dismuta il superossido. La dismutazione è un particolare tipo di reazione nella quale avvengono contemporaneamente due reazioni opposte, un’ossidazione e una riduzione, su due molecole uguali. L’enzima SOD interviene su due radicali superossido, strappa via l’elettrone in più dal primo e lo trasferisce al secondo, in questo modo una delle due molecole si ritrova con un elettrone in meno e quindi diventa ossigeno molecolare O2, l’altra si ritrova con un elettrone in più e, dopo aver legato due ioni H+, diventa acqua ossigenata H2O2. Poiché anche l’acqua ossigenata è un composto pericoloso, la cellula cerca di distruggerla nel più breve tempo possibile usando l’enzima Catalasi che converte l’acqua ossigenata in acqua e ossigeno molecolare. L’enzima Superossido Dismutasi (SOD) ha recentemente guadagnato notorietà in quanto implicato nella Sclerosi Laterale Amiotrofica, grave malattia degenerativa che porta alla morte selettiva dei motoneuroni nel sistema nervoso centrale e nel midollo spinale conducendo ad una paralisi progressiva e irreversibile in pochi anni. La maggior parte dei casi di SLA si verificano in età adulta e la sua causa era sconosciuta fino a poco tempo fa. Circa il dieci per cento dei casi di SLA sono ereditari, provocati da mutazioni genetiche che vengono trasmesse ai figli. Una recente ricerca ha dimostrato che una di queste mutazioni si trova nel gene che codifica per l’enzima SOD. Gli scienziati stanno ora studiando il ruolo dell’enzima SOD in questa malattia sperando di scoprire qualcosa che porti a nuovi trattamenti e a cure più efficaci. Questo fungo medicinale è estremamente ricco tanto in beta-glucani, riconosciuti di ausilio nelle terapie contro il cancro, quanto di polisaccaridi. Questi ultimi sono lunghe catene di zuccheri con all’interno numerose sezioni di ossigeno e quando scomposti dall’organismo, le molecole di ossigeno vengono rilasciate e assorbite a livello cellulare. Sappiamo che il cancro in tutte le sue forme non è in grado di sussistere in un ambiente ricco di ossigeno e che, privo di adeguati livelli di ossigeno, l’organismo si ritrova a precipitare in stati degenerativi che favoriscono cancro, cardiopatie, disordini immunitari e diabete, consentendo a numerose malattie virali quali epatite C, morbo di Lyme e altre, di attecchire. L’azione a livello del sistema respiratorio si manifesta attraverso il rilassamento della muscolatura bronchiale e bronchiolare, facilitando il passaggio dell’aria e la respirazione, aumentando il flusso ematico a livello muscolare, spiegando l’azione sulle manifestazioni asmatiche, bronchiti croniche e tubercolosi. Polmoni di animali, lesi da diversi tipi di cause, hanno riottenuto la loro elasticità dopo essere stati trattati con il Cordyceps sinensis. La chimica non ha fatto altro che confermare quanto i medici che curano i pazienti con le piante classiche della medicina tradizionale cinese sanno da millenni. A livello epatico il Cordyceps agisce non solo come protettore cellulare, ma anche nei casi di epatite e cirrosi, mentre a livello cardiaco la sua azione si estende ai disturbi cardiovascolari e nei casi d’ipertensione.
Sperimentazioni effettuate in Cina hanno dimostrato che:
· rinforza la resistenza e migliora la qualità della vita;
· migliora lo stato dei pazienti affaticati;
· stimola la forza fisica e la resistenza dei pazienti affetti da malattie respiratorie o cardiovascolari;
· ha effetto anti-aritmico;
· favorisce la funzione polmonare;
· allevia i sintomi dei pazienti affetti da malattie respiratorie e in particolare gli asmatici;
· aumenta la capacità aerobica dei pazienti anziani, protegge il cuore dall’effetto offensivo di uabaina (sostanza tossica usata come stimolatrice del cuore);
· riduce il danno ossidativo imprigionando i radicali liberi ossigenati;
· aumenta il tasso di ATP intracellulare e l’utilizzazione dell’ossigeno;
· migliora la tolleranza al freddo;
· aumenta il tasso di SOD (Superossido Dismutasi);
· migliora il sistema autoimmune;
· protegge i reni dalle tossine;
· protegge il fegato dalle tossine;
· ha effetto di anti-rigetto nel trapianto della cornea;
· ha effetto antibiotico;
· inibisce la contrazione della muscolatura liscia.
L’AGARICUS BLAZEI Murill (ABM) è un famoso fungo medicinale commestibile originario di un piccolo villaggio, Piedade, nelle zone degli altipiani della foresta Atlantica vicino a San Paulo del Brasile ed è stato scoperto dal ricercatore giapponese Takatoshi Furumoto. È usato tradizionalmente per la prevenzione di diverse malattie, fra le quali: cancro, epatite, aterosclerosi, ipercolesterolemia, diabete, dermatiti, malattie cardiache, ecc.. A causa dei suoi effetti sulla salute, il fungo è stato portato in Giappone a metà degli anni ’60 e sottoposto a ricerca biomedica. L’ABM è ricco di sostanze immuno-modulanti, come β-glucani e proteoglicani. Ricercatori giapponesi hanno dimostrato sperimentalmente sia in vivo che in vitro gli effetti immunostimolanti anti-infezione e anti-tumorali nei topi. I metaboliti biologicamente più attivi possono essere estratti dal corpo fruttifero in differenti stadi di maturazione ed in particolare si ritiene che il fitocomplesso polisaccaridico sia responsabile, in modo specifico, della produzione di interferone ed interleuchine che promuovono e stimolano la funzione immunitaria nell’organismo attivando macrofagi, neutrofili e linfociti. Questa attivazione è causata in particolare dai β-glucani che possono modulare la cancerogenesi a differenti livelli e/o possono agire ad un medesimo livello attraverso differenti meccanismi. Le risposte ai polisaccaridi sono probabilmente mediate da diversi recettori che potrebbero essere presenti su specifici subset di cellule e dare inizio a risposte distinte. Una combinazione di tali risposte potrebbe esercitare una inibizione tumorale, attraverso un’azione sinergica. Studi in vitro hanno dimostrato che estratti di ABM possono aumentare alcune attività biologiche o inibirne altre. Estratti di micelio mostrano l’induzione di TNF α, (tumor necrosis factor α) e interleuchine IL-8-12,1,10, secrezione di ossido nitrico, stimolazione di attività citotossica ottenuta attraverso una più alta produzione di IFN γ (interferone γ) e cambiamenti nell’espressione genica. Estratti di ABM hanno dimostrato avere attività antiossidante, fibrinolitica e stimolatoria su cellule dendritiche immature ottenute da midollo osseo di ratto. L’ABM provoca inoltre un particolare aumento di mRNA per ligandi delle chemochine e per la ciclossigenasi. Studi condotti indicano altre potenziali attività farmacologiche degli estratti di ABM, in particolare sulla trigliceridemia, aterosclerosi e iperglicemia. In pazienti affetti da epatite C è stata riscontrata una diminuzione di γ GTP nella misura dell’80% dopo l’utilizzo di estratti di Agaricus blazei. Oltre ai polisaccaridi è stato identificato un altro composto nella frazione lipidica, l’egosterolo, il quale presenta attività antitumorale. Altra sostanza che non denota solo attività antitumorale e antiangiogenica, ma che ha anche effetto inibitorio sulla riduzione delle funzioni immunologiche nei tumori sperimentali è il pyroglutamato. Questi due funghi (Cordyceps sinensis e Agaricus Blazei) sono attualmente utilizzati dall’industria farmaceutica, nonché come integratori dietetici dai consumatori maggiormente informati che sono alla ricerca di alternative ai trattamenti più convenzionali per cancro, AIDS e ad altri problemi connessi al sistema immunitario. Il GLUTATIONE (l-glutatione ridotto) è il più potente ed importante fra gli antiossidanti prodotti dall’organismo. Il glutatione in forma ridotta, essendo un tripeptide a basso peso molecolare, può essere agevolmente assorbito a livello intestinale. Combatte l’invecchiamento attraverso due vie principali: l’intestino ed il sistema circolatorio. Protegge le cellule, i tessuti e gli organi del corpo riuscendo a mantenerlo giovane. Il glutatione è una combinazione dei tre aminoacidi (tripeptide) cisteina, acido glutammico e glicina. La sua azione disintossicante si esplica a diversi livelli: grazie alla sua facoltà di chelare (chelaggio = capacità di un elemento di legarsi ad un altro) i metalli pesanti e tossici quali piombo, cadmio, mercurio ed alluminio e trasportarli via eliminandoli dal corpo, ha grande capacità disintossicante anche nei confronti di tossici come droghe, alcool, tabacco, etc., in modo da renderne più agevole e rapida l’eliminazione. Di fatto esso impedisce che questi veleni si leghino ai gruppi -SH delle proteine tissutali e degli enzimi. Favorisce la disponibilità del ferro neutralizzando l’effetto tossico di sostanze esogene (nitriti, nitrati, derivati del benzolo, toluolo, anilina, etc), 25-30 mg di glutatione al giorno sono sufficienti per disintossicare dai grassi pericolosi presenti negli alimenti. Da numerose ricerche si evince che il glutatione ridotto è in grado di proteggere il sistema immunitario. Con l’invecchiamento, la concentrazione di glutatione presente nell’organismo diminuisce, un analogo abbassamento del livello endogeno di glutatione si riscontra in numerose malattie tra le quali l’AIDS (Kameoka M. et Al. 1996, Marmor M.et Al.1997, etc). Aumentando il livello di glutatione possiamo quindi intervenire positivamente sul sistema immunitario. I globuli bianchi sono particolarmente sensibili alle variazioni della concentrazione di glutatione, con importanti ripercussioni sulla risposta immunitaria (Droge W. et Al. 1994, Villa P. et Al. 2002). Anche la chemiotassi dei leucociti è influenzata dal livello di glutatione (Elferink J.G. – De Koster B.M.,1991). L’utilizzo del glutatione in malattie da immunodeficienza quali l’AIDS è oggetto di una serie numerosissima di studi internazionali. Sono state eseguite moltissime ricerche sul ruolo del glutatione in patologie di tipo neurodegenerativo quali il morbo di Parkinson e l’Alzheimer, in effetti il cervello è particolarmente sensibile al danno indotto dai radicali liberi, perchè a causa delle sue attività esso produce già molti più radicali liberi rispetto ad ogni altro tessuto. Il glutatione è il più potente antiossidante cerebrale (Gutman J.), nei soggetti affetti da Parkinson si riscontra effettivamente un basso livello di glutatione nella substantia nigra cerebrale, che è la sede elettiva delle modificazioni più importanti indotte dalla malattia. In numerose altre affezioni di tipo neuro-degenerativo come pure nelle lesioni traumatiche e in alcune malattie mentali quali la schizofrenia, sono state riscontrate le medesime alterazioni della concentrazione di glutatione e dopamina. Nell’Alzheimer in particolare è stata riscontrata un’aumentata attività dell’enzima glutatione perossidasi, che interviene nella distruzione dei radicali perossidi, il che starebbe a dimostrare una più elevata produzione di tali radicali nell’Alzheimer (Anneren G. et Al.,1986). Viceversa, un tale aumento non è stato riscontrato nella demenza per cause vascolari (Licastro F. et Al., 2001). Sempre nell’Alzheimer è stata riscontrata una diminuzione del contenuto di glutatione nei globuli rossi dei pazienti di sesso maschile (Liu H. et Al., 2004).
In questi casi la somministrazione di Glutatione risulta essere positiva:
a) perché aumenta la sensibilità dei centri nervosi verso la dopamina
b) per l’energica azione anti-ossidante del glutatione ridotto.
Secondo alcuni Autori il miglioramento osservato in questi casi sarebbe dovuto alla capacità chelante del glutatione nei confronti dei metalli tossici, come ad esempio il mercurio, che si sarebbero accumulati nel cervello (Perlmutter D., Summers W. K., 2001). La VITAMINA C fortifica l’organismo rafforzando la funzione dei fagociti, aumentando la produzione di anticorpi e distruggendo i radicali liberi ossigenati (radicale ossidrile, radicale superossido, radicale di ossigeno). La Vitamina C interviene nei processi di respirazione cellulare, nello sviluppo dei fibroblasti, nella formazione degli ormoni surrenalici, stimolando inoltre la sintesi di interferone e la biosintesi della carnicina. Altra azione interessante della Vitamina C è la capacità di favorire l’assimilazione del ferro, incrementando il tasso di emoglobina, zinco, calcio, magnesio, etc., contrasta gli effetti dei tossici, delle radiazioni ionizzanti e interviene nel trasporto dell’ossigeno e degli elettroni, indispensabile per le attività vitali di tutte le cellule. Lo ZINCO eserciterebbe un ruolo neuroprotettivo, in quanto bloccherebbe negli astrociti e nei neuroni la deplezione di glutatione, il quale è calcio dipendente (Andrey Y. et Al.,2003). Lo zinco è conosciuto per le sue proprietà protettive nei confronti delle malattie e del sistema immunitario. Partecipa al ciclo di Krebs e alla produzione di energia. Recentemente si è scoperto che lo zinco blocca la progressiva diminuzione della vista negli anziani. Si pensa sia in grado di aumentare la potenza sessuale negli uomini, grazie alla sua abilità di regolare il testosterone nella prostata. Sono state raccomandate alte dosi di zinco per la prevenzione e il trattamento dell’ingrossamento della prostata. Lo zinco dà risultati positivi nella prevenzione e nel trattamento della sterilità, favorisce anche lo sviluppo e la maturità degli organi sessuali. Lo zinco potrebbe avere un ruolo nel proteggere dal cancro e favorire la cicatrizzazione delle ulcere gastriche. L’assunzione di integratori di zinco mantengono sano il sistema immunitario ed è di giovamento nel processo di invecchiamento. I linfociti T-helper, che combattono le infezioni, aumentano con l’assunzione dello zinco, fattore particolarmente interessante per i malati di AIDS. Lo zinco è in grado di arrestare la degenerazione maculare, che causa cecità irreversibile negli anziani, aiuta ad eliminare i depositi di colesterolo e per questo è usato con successo come coadiuvante nel trattamento dell’aterosclerosi. Importante nella sintesi del DNA, sostanza fondamentale che trasporta tutti i caratteri ereditari e dirige le attività di ogni singola cellula, elemento fondamentale per le papille gustative e per il buon funzionamento delle ghiandole sebacee della pelle, inoltre può contribuire ad una rapida rimarginazione delle cicatrici o da qualsiasi danno alle arterie, in grado di alleviare i sintomi causati dall’artrite reumatoide. Si ritiene che la causa dell’acne vulgaris degli adolescenti sia dovuta ad una carenza di zinco e per questo curabile con successo con la somministrazione di integratori contenenti questo minerale. Lo zinco può favorire la ricrescita dei capelli nelle persone affette da alopecia areata totalis. La sua somministrazione può dare sollievo ai pazienti affetti da morbo di Hodgkin e da leucemia, lo stesso è anche usato nel trattamento della cirrosi epatica e dell’alcolismo. È efficace nella cura del diabete, grazie agli effetti regolatori dell’insulina nel sangue. Un deficit di zinco è stato anche riscontrato nella forma pustolosa generalizzata della psoriasi, nelle ulcere da decubito, nel pemfigoide bolloso, nel morbo di Crohn, dopo alcuni interventi chirurgici e nell’anemia a cellule falciformi. Recenti studi hanno evidenziato che il trattamento con zinco può essere una valida alternativa alla penicillamina nel trattamento del morbo di Wilson. (Le informazioni sullo zinco sono tratte da “Almanacco della Nutrizione” di Gayla J. Kirschmann e John D. Kirshmann edito da Alfa Omega Editrice).
RIMEDI COMPLEMENTARI: BETAMIX, BETAMIX PLUS, ALBA CELESTA, AURUM 10, AURUM CELESTA, PROLIVER, PROSTASOL FORTE
[/content_control]
